UFO: E se gli alieni fossimo noi?
- lucamartignani75
- 18 gen
- Tempo di lettura: 2 min
C’è un paradosso affascinante nel modo in cui guardiamo il cielo: cerchiamo segni di vita intelligente altrove perché, forse, facciamo fatica a riconoscerla qui, tra di noi. La collezione UFO di Resident Artist parte da questo corto circuito. Nonostante il nome suggerisca galassie lontane e dischi volanti, il vero viaggio che queste opere propongono è molto più vicino: è un viaggio dentro l’essere umano.
L'ignoto non è fuori, è nell'altro. Spesso usiamo lo spazio come metafora del vuoto, ma la collezione UFO utilizza il cosmo come un pretesto narrativo. Ogni opera è un'indagine sulla paura del diverso. In un mondo che cerca costantemente di etichettare e categorizzare tutto, l’UFO rappresenta ciò che sfugge alla definizione. È l'individuo che non riconosciamo, lo straniero, o semplicemente quella parte di noi che abbiamo paura di mostrare.
Per un’azienda, integrare un’opera della collezione UFO significa abbracciare il concetto di "apertura". In un contesto corporate, dove la diversità e l'inclusione sono temi centrali, queste sculture diventano simboli tangibili di una cultura che non teme l'ignoto, ma lo accoglie come fonte di arricchimento.
Una razza non identificata. UFO nasce con un intento preciso: raccontare la razza umana come se fosse, appunto, un oggetto volante non identificato. Siamo una specie piena di contraddizioni, sospesa in uno spazio senza punti di riferimento apparenti. L’ironia professionale di Luca Martignani emerge proprio qui: nel guardare l’umanità con il distacco di un astronomo e la sensibilità di chi sa che, sotto la pelle, siamo tutti fatti di polvere di stelle e dubbi esistenziali.
Per il collezionista, possedere un pezzo della serie UFO non significa solo arredare con stile. Significa possedere uno specchio. È un invito a chiedersi: "Chi è l'alieno in questa stanza?". Spesso, la risposta è la parte più interessante della serata.










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